SALE LINO LONGHI  -  Lugo Via Acquacalda, 29  (Ra)
 
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“La statuaria, e più in generale la scultura, è l'arte propria del classicismo che tra corsi e ricorsi ritorna come forma dominante nel percorso storico dell'arte occidentale. – Aldo Savini, nel catalogo che accompagna l'esposizione, presenta così l'artista protagonista di questa mostra - Se i suoi caratteri distintivi sono l'ordine, l'armonia, l'equilibrio, la proporzione e la compiutezza, indubbiamente le opere di Lietta Morsiani si collocano sul fronte opposto, ovvero dell'anticlassicismo, con qualche tangenza con il surrealismo. Il soggetto ricorrente è il corpo femminile che si presenta come un reperto che emerge non da uno scavo del passato ma dell'attualità presente, le cui ferite ne pregiudicano l'integrità formale. Sono immagini frammentate, mutilate, attraversate da crepe e da vuoti che stimolano l'immaginazione a interrogarsi sulle parti mancanti. Già il materiale usato, il semirefrattario dall'aspetto rustico, non levigato, che conserva la porosità tattile della superficie, allude alla pelle nella sua nudità ruvida e corrosa, tale da sprigionare una forte carica sensuale ed erotica. Tuttavia, sembra che trattenga i segni di una profonda sofferenza riconducibile sia alla rincorsa verso il piacere e la stabilità, sia allo scarto e all'apparente movimento tra desiderio e godimento. I rimandi alla sfera dell'interiorità ispirano profondamente la poetica di Lietta pervasa dalla consapevolezza dell'incertezza della condizione esistenziale e della precarietà dell'identità personale, sistematicamente minacciate, così alla forza fa da contrappeso la fragilità, e i lacerti e i brandelli delle sue sculture in contrasto con i volumi plastici dei corpi ne sono la testimonianza.

Il tema della metamorfosi che affianca quello dell'esilio, o si fonde con esso, lascia intravvedere l'apertura a nuove prospettive per l'Ulisse-Lietta che da vittima si fa protagonista del proprio destino.  Al sentimento della perdita di uno stato originario fa riscontro il desiderio di ricongiungimento attraverso un viaggio, un percorso esteriore e interiore, per ritrovare una condizione di felicità assoluta. Non è escluso allora il ritorno alle origini attraverso un rapporto totalizzante con la natura, come Dafne, minacciata, ritrova la libertà immergendosi nella natura, anzi facendosi natura, sfidando il potere seduttivo di Apollo. Così l'Ulisse-Lietta, sopravvissuto al naufragio, sfida la sorte nel tentativo di ritrovare la via verso “casa”, ma rimane sospeso tra ripensamenti di un passato eroico e amoroso e la stabilità di un futuro possibile, e si abbandona sognante al semplice andare cullato dalle onde di un mare sconfinato che si perde all'orizzonte”.

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